MARINA


Si intende con questo termine tutto ciò che concerne il servizio del mare, sia per quanto riguarda la navigazione, la costruzione dei vascelli e il commercio marittimo che i corpi di ufficiali militari e di quelli impiegati per il servizio del porti, degli arsenali e delle armate navali: questa voce rimanda così a un'infinità di altre relative ai diversi settori della marina.
La storia della marina può essere ancora un rimando di questa voce, che ci porterebbe però troppo lontano: basta indicare qui alcuni libri in grado di offrire informazioni su questa storia, quali Histoire générale de la marine, Histoire navale d'Angleterre di Lediard, Histoire de la iiavigation et du commerce des anciens di Huet, Dissertation concernant la navigation des anciens del cavaliere Arbuthnot, Hydrographie del padre Fourniet, De re navalis di Lazari Baif, De militia navali veterum di Joannis Cheferi, Orbis maritimi historia generalis di C.B. Marisalh ecc.
La marina fu quasi dimenticata in Francia con la morte di Carlo Magno: dai tempi di quel regno i singoli signori ebbero i loro ammiragli, detti patrimoniaux. Essa cominciò a rinascere sotto san Luigi, il primo dei nostri re che abbia avuto un grande ufficiale con il titolo di ammiraglio. La guerra contro l'Inghilterra rese la marina più importante sotto Carlo V, grazie alle cure del suo ammiraglio Jean de Vienne. I regni successivi lasciarono in oblio la marina, così come il commercio, di cui non ci si occupò; ma l'una e l'altro riemersero sotto il ministero del cardinale Richelieu e furono portati molto più lontano da Colbert, sotto il regno di Luigi XIV.
Vi sarebbero molte cose da fare per perfezionare la nostra marina; la questione è importante e abbiamo pensato che si leggerebbe qui con piacere un passo tratto da un piccolo saggio assai solido e raro, intitolato Réflexions d'un citoyen sur la marine. Esso è opera di un abitante di Dieppe, figlio di un libraio. Questo giovane, disgustato dal mestiere del padre, si è fatto corsaro, ha prestato servizio sui vascelli del re, ha comandato imbarcazioni di sua proprietà e tratta qui di cose che conosce o che dovrebbe conoscere. Condannato all'inattività per le perdite subite in quest'ultima guerra, si è messo a scrivere le sue riflessioni e a stamparle. Egli ha presentato l'opera al ministro, che ha approvato le sue vedute: l'edizione è poi stata soppressa e questo estratto è ricavato da uno dei tre esemplari esistenti.
""Non esiste, a essere precisi, guerra marittima difensiva. In tempo di guerra bisogna che tutte le imbarcazioni siano armate per l'offensiva. Sui mari ci si cerca senza trovarsi, ci si trova senza cercarsi. L'audacia, l'astuzia e il caso decidono della vittoria. Accontentarsi di difendere i propri possessi e armarsi solo a questo scopo, significa giocare con la possibilità di perdere senza avere mai quella di vincere.""
Sulle cause di malattia sui vascelli e sui mezzi per rimediarvi. Le malattie vengono attribuite, piuttosto superficialmente, al clima e alla cattiva alimentazione. Ho prestato servizio - racconta l'autore - sotto il duca d'Aniville nella sua spedizione sulle coste dell'Acadia; il nostro equipaggio era composto di 600 uomini. Dopo un soggiorno di un mese nella baia di Chibouctou, oggi Halifax, era rimasto a mala pena un numero di persone sufficiente alla manovra; non eravamo più di 200 al nostro arrivo a Lorient. Non fu affatto l'influsso del clima a provocare questo disastro, giacché non sussisteva alcuna proporzione fra il numero degli ufficiali malati e quello dei marinai. Neanche i viveri ne furono la causa, poiché non morì quasi nessuno a bordo dei vascelli mercantili, approvvigionati nello stesso modo di quelli del re.
Da dove nasce la differenza? 1)Dalla poca cura che si ha degli equipaggi a bordo dei vascelli da guerra. 2) Dalla scarsità di spazio dovuta alla quantità di domestici, provviste e bestiame imbarcati per la comodità dello stato maggiore. 3) Dalla sporcizia tra un ponte e l'altro, ove i portelli non vengono aperti quasi mai, nonostante l'aria sia resa infetta dagli animali e venga respirata da coloro la cui triste sorte ivi rinchiude.
Senza le cure dell'ufficiale il soldato perirebbe di miseria. Senza queste cure il marinaio è ancora più sventurato; egli riceve nei porti un anticipo sulla paga, che dissipa. Si imbarca quasi nudo: la punizione segue da vicino l'errore, ma non esiste rimedio. Nessuna facilità nel provvedere ai bisogni, freddo e miseria non si patiscono senza incresciose conseguenze. Lo scorbuto nasce e si diffonde fra tutto l'equipaggio.
Bisogna quindi imbarcare indumenti da fornire al marinaio. Lo scrivano, personaggio ozioso, prenderà nota di ciò che a questi sarà consegnato acciocché gli venga trattenuto dal compenso al momento del disarmo. Il marinaio deve avere la piccola parrucca in pelle di agnello, la giacca un po' ampia, la sopravveste, il mantello alla turca col cappuccio. Un marinaio ben equipaggiato trascura di cambiarsi di biancheria e di abito, si corica bagnato smontando di guardia e rimedia per pigrizia lo scorbuto, allo stesso modo di uno che manchi di vestiti.
Nella marina francese il marinaio appartiene unicamente allo Stato. Se muore viene rimpiazzato senza nessun costo per l'ufficiale; per quale motivo dunque quest'ultimo dovrebbe vegliare alla sua sopravvivenza? Fate regolamenti finché volete: l'unico buono è quello che vincolerà l'ufficiale toccando il suo interesse; create dunque dei soldati marinai. Che un marinaio non possa perire senza che ciò costi
un uomo all'ufficiale di marina.
Abbiamo 300.000 uomini nella truppa di terra. Occorrono 3.000 marinai, ma essi devono essere irreggimentati. Che siano sparsi in Bretagna, in Provenza, nell'Aunis, ma che in un battere d'occhio si possa raccogliere. Che le compagnie siano formate per arruolamento da marinai o da mozzi. Su una compagnia di 100 uomini, bisognerebbe comandarne 25 che non abbiano mai navigato. Poiché essi lavoreranno nei porti all'armamento, al disarmo e alla manutenzione delle navi, devono avere una paga consistente' Che vi siano dei sergenti, gente esperta nella manovra. Che questi sergenti rappresentino a bordo i sottufficiali di marina. Che a essi sia affidata l'ispezione delle mansioni e del sostentamento, come è in uso fra le truppe di terra. Che i capitani conservino la loro compagnia fintantoché non saranno luogotenenti di vascello.
Il soldato di manna sta un po' meglio del marinaio; ci si accorge che è protetto, ma continua a essere in cattive condizioni. Per quale motivo? Perché l'ufficiale, convinto che gli verrà tolta la compagnia al primo avanzamento di grado, vi si considera estraneo. Egli non vede in essa che uno strumento per aumentare la sua paga; sa bene che, per quanto in cattivo stato essa sia, il suo successore la riceverà senza discutere. Che si cominci col creare cinque o sei reggimenti del tipo che propongo, e si vedrà che effetto produce l'interesse personale.
Se risulta difficile forzare a tal punto le usanze, chiedo solo che i commissari di classe formino squadre di otto uomini. Che questi uomini siano agli ordini di un sottufficiale di marina. Che costui controlli gli indumenti prima della partenza. Che in guerra questa truppa abbia le sue amache tirate, l'una a fianco all'altra. Che venga mantenuta la pulizia: si radano coloro che sono affetti da parassiti; si facciano cambiare gli indumenti quando sono bagnati; si obblighi a metterli all'asciutto; si dia biancheria una volta alla settimana; si lavi la biancheria sporca; si passi in rassegna e si puniscano i trascurati; che al ritorno le squadre siano ispezionate dai commissari di classe; che il commissario renda conto al segretario di Stato. ecc. Non vi è metodo più sicuro di questo, insieme all'espediente 4ell'incorporazione, per prevenire le malattie.
Un ulteriore inconveniente nei vascelli da guerra: il castello di prua è occupato dalle cucine; il cassero dai guardiamarina, dai domestici e dalla dispensa; l'interponte dai cannonieri e dai soldati; fra i ponti i cannonieri sono a loro agio, i sottufficiali di marina sono circondati da teli; al centro di questi interponti vi è un grande addiaccio, ciò che resta è per il marinaio: i tre quarti cioè dell'equipaggio, la categoria di uomini più necessaria, sono ammucchiati nella parte più stretta e meno comoda dell'interponte. E'da questo luogo pericoloso quanto ributtante, da questa fornace che il marinaio esce alla pioggia, al vento e alla grandine per serrare una vela dall'alto di un albero. Quale tempra può resistere a questa alternanza repentina fra caldo e freddo? Aggiungete a tutto ciò le carni salate e, a volte, la mancanza d'acqua. Se ci si riproponesse di diffondere lo scorbuto, si potrebbe trovare sistema migliore? Il posto adatto al marinaio è sotto al cassero; li egli è a portata del suo servizio, è all'aria aperta, senza più cambiamenti bruschi; la dispensa tra i ponti starà altrettanto bene
Che i marinai malati siano fatti scendere nell'interponte, in un luogo espressamente destinato; si allontanino da esso i valetudinari; in questo posto vi sia la possibilità di tenere aperti più a lungo i portelli, se ciò non è possibile, si aprano due finestre più rialzate; che sani e malati non restino più mescolati; non ci siano più pretesti per il chirurgo: le sue visite devono essere precise e lui stesso in grado di individuare i fannulloni ecc.
Si incitino i marinai allo svago quando il tempo è bello: ci sia sempre a bordo di un vascello qualche strumento musicale; chi riderà di questa premura è privo di umanità; la vita di mare è malinconica; la musica e la danza, nel viaggi lungo la costa della Guinea, sono i principali mezzi per salvaguardare la salute dei negri.
Quando vi sarà la necessità di razionare l'acqua agli equipaggi, si ordini ai capitani, dietro minaccia di pene gravissime, di disfarsi di tre quarti delle loro pecore e del loro pollame: le comodità di sette o otto persone continuano a condannare a morte o alla malattia 500 o 600 uomini non meno utili.
Sia rispettata l'esecuzione della norma di spazzare tutti i giorni, di aprire i portelli quando il tempo lo consente, di lavare due volte al giorno i recinti del bestiame, le gabbie del pollame ecc., di gettare dell'acqua e pulire sera e mattina l'ultimo ponte e gli interponti ecc.
Ma, ancora una volta, come contare su queste attenzioni senza che vi sia interesse personale da parte dell'ufficiale?
Bisogna ritirare dall'interponte il recinto delle pecore, alloggiare il bestiame in alto o fame a meno. Questo luogo serve da asilo alla maggioranza dell'equipaggio e non riceve luce che attraverso i boccaporti. Fate sgombrare le brande due volte alla settimana per lavare e fregare più comodamente tra i ponti. Ma senza un sistema che renda partecipe l'ufficiale della salute del marinaio, non aspettatevi che queste cose vengano fatte.
Sul metodo per avere dei marinai. So quel che dico: non è così difficile come si pensa formare un marinaio. Quando il cuore è guarito dal mal di mare, ci vuole solo un po' di tempo di pratica: due mesi in tutto.
Una galera si arena lungo le coste italiane: i romani costruiscono su questo modello delle imbarcazioni: in tre mesi vengono addestrati dei marinai; viene armata una flotta e i cartaginesi vengono sconfitti per mare. Oggi l'arte del marinaio è diversa, d'accordo; ma il peggio è che noi non siamo come i romani. Si provi a vedere che cosa faranno in due mesi di crociera, non chiedo di più, 100 uomini di mare su un vascello in cui il resto dell'equipaggio non abbia mai navigato. Gli uomini meno robusti guariscono in otto o quindici giorni dal mal di mare. Dopo questo periodo di riposo, si facciano salire continuamente i novizi lungo le sartie e sui pennoni insieme ad altri che mostrino loro come si prendono i terzaroli e come si serra una vela. In un secondo tempo si insegni loro a fare gli ormeggi. Dopo di che vi è solo da ben comandare. Ma dove prendere questi novizi? Dal sorteggio di una milizia di giovani tra i 16 e i 30 anni, senza riguardo alla statura. Per non spogliare le coste, estendete questo sorteggio a tutte le province. Una cinquantina di corvette ripartite tra Bayonne e Durikerque potrebbero addestrare queste reclute durante l'inverno. Coloro che non saranno imbarcati impiegateli nei porti a ormeggiare, armare, disarmare e fare il servizio del cannone e del moschetto. Date loro come sergenti dei marinai istruiti e come ufficiali dei piloti mercantili. Tutto il mestiere consiste nel sapersi reggere su delle corde per mezzo di corde stesse. Non è raro che persone che non avevano mai navigato siano diventate discreti marinai sulle navi corsare dopo una navigazione di due mesi, benché i capitani, avendoli presi solo come soldati, non li avessero istruiti. Sulla maggior parte dei vascelli inglesi, quanta gente non ha mai visto il mare? Leggete a questo proposito i fogli dello stato politico dell'Inghilterra.
Niente di più strano dell'uso di licenziare gli equipaggi dopo una campagna. E una questione di economia o di giustizia. Cattiva economia quella di licenziare dei marinai per poi richiamarne altrettanti due mesi dopo. Giustizia crudele quella che obbliga il marinaio, non pagandogli al disarmo che un mese o due della campagna fatta, a imbarcarsi su navi corsare o su altri bastimenti per guadagnarsi di che mantenere moglie e figli.
Politica errata quella di far conoscere al nemico, tramite le leve di uomini, la quantità di vascelli che si intendono armare. E poi l'attesa degli equipaggi fa andare per le lunghe i riarmi: alcuni marinai restano malati per le strade, altri, stremati dalla fatica del viaggio, non possono imbarcarsi o languono sulla nave, Coloro che approfittano del congedo per unirsi ai corsari vengono presi. Ve ne sono che per disperazione si vendono al nemico in cambio di 200 o 300 lire e vanno perduti per la patria. Le flotte spagnole e inglesi sono piene di marinai francesi.
Fino a oggi le diverse classi hanno faticato assai a soddisfare alle leve ordinate, per quanto ridotte. Che cosa si è fatto? Sono stati chiamati in servizio gli stessi marinai che ne uscivano. O abbandonare la marina, o trattenere durante l'inverno 10.000 marinai: noti c'è via di mezzo: 10.000, senza contare quelli che sono impiegati in America o nelle Indie. Con 10.000 uomini pronti si equipaggiano in 15 giorni 30 vascelli da guerra. Occupate questi uomini a terra, in parte alla manutenzione delle navi e in parte all'esercizio del cannone e del moschetto nel porti di Bretagna e dell'Aunis. Che imparino il lavoro di carpenteria e di calafataggio; la speranza di apprendere questi mestieri li attirerà al servizio. Una volta imparati questi mestieri, essi li eserciteranno e i salari esorbitanti di coloro che attualmente vi si dedicano diminuiranno.
Sulla necessità di incrociare contro il commercio inglese. Se si deve incrociare, l'inverno è la stagione più vantaggiosa per la potenza più debole: ecco un'altra ragione per mantenere i marinai durante questa stagione. Voi incoraggiate la navigazione di corsa; ciò non basta: ci vogliono vascelli da guerra per sostenere l'armatore. O si proibisce la corsa o la si sostiene: non vi sono vie di mezzo. Che cosa fanno tutto l'inverno dei vascelli da guerra nei porti? Che rischio vi è per loro sul mare? Le notti sono lunghe, le squadre poco temibili: le burrasche le disperdono. 12 vascelli da guerra che incrocino lungo il primo meridiano tra i 45 e i 50 gradi di latitudine nuoceranno di più al nemico in inverno che tutte le nostre forze riunite in estate. Non abbiamo navi armate a questo scopo e i nostri corsari sono stati quasi tutti catturati. Poiché scarseggiavano i marinai, è stato proibito questo tipo di navigazione e il nemico ha commerciato liberamente. Com'è che gli armatori si sono sostenuti, all'epoca di Luigi XIV, grazie alle squadre che incrociavano? Ma le forze del nemico non erano allora così considerevoli: risposta falsa. Duguay e Bart erano in mare e intercettavano le flotte combinate degli inglesi e degli olandesi. Qual è il problema? E' quello di sapere dove incrociano all'incirca le squadre e di evitarle se non si hanno le forze per combatterle. I nostri vascelli da guerra non sono forse usciti da Brest e non vi sono forse tornati nonostante le squadre inglesi che incrociavano su Ouessant? Quanti vascelli inglesi incrociano da soli? Sono forse i loro schiavi che hanno catturato i nostri corsari? Il nemico li ha distrutti mandando contro di loro di volta in volta qualche vascello di linea e alcune fregate di una certa potenza. Come sono scortate le flotte inglesi? Impiegheranno forse a questo scopo una dozzina di vascelli da guerra ognuna? Bloccheranno Brest, Lorient, Rochefort? Con tutte queste spese essi non ci impediranno di salpare quando ne avessimo intenzione.
E solo al commercio inglese che si deve fare la guerra: non vi è pace solida con questo popolo senza una politica di questo tipo. Noti bisogna cercare di diventare potenti, bensì temibili. Che l'idea di una guerra contro di noi faccia tremare il commercio del nemico: ecco il punto importante. Il nemico ha stipulato durante la guerra del 1744 contratti di assicurazione considerevoli sulle nostre navi mercantili; in quest'ultima guerra ve ne sono stati pochi e con premi assai onerosi. Per quale motivo? Perché hanno pensato che la guerra per terra avrebbe indotto a trascurare la marina, e hanno avuto ragione.
Sento continuamente parlare del debito pubblico inglese: che sciocchezza! Chi è creditore dello Stato? E' il redditiere? No, no, è il commerciante; e il commerciante presterà, vi rispondo, fintantoché non sarà disturbato. Voi volete che il credito del nemico cessi e, invece di disturbare il creditore, lo lasciate tranquillo. Sottraete all'inglese una colonia, lui minaccerà; rovinate il suo commercio, lui si rivolterà. Il nemico si dedica a rovinare la nostra marina mercantile: è perché ci giudica alla sua stessa stregua. Senza commercio marittimo noi continueremmo a essere potenti, lui no. Le sue squadre ci impediranno di esportare le nostre derrate, i nostri vini, le acquaviti, le sete? Lui stesso se le prenderà, nonostante tutta la severità dei suoi divieti. La marina del nemico non esiste se non in virtù della sua finanza; e la sua finanza non dispone di altri fondi che quelli derivati dal commercio. Facciamo guerra dunque al suo commercio e solo a esso; serviamoci a questo scopo dell'inverno e dei nostri vascelli; teniamoci informati della partenza delle sue flotte, lasciamo qualche corvetta in America ecc. Eccovi dunque divenuti pirati, si dirà? Probabilmente: è il solo ruolo che ci si addica. Fintantoché vi limiterete a sostenere le colonie sarete vittime e i vostri marinai passeranno a una nazione che è costantemente in navigazione da una che non lo è mai. Incrociate, indirizzate i vostri vascelli di linea alla navigazione di corsa e avrete ottimi marinai; restringete il campo d'azione delle squadre nemiche: colpirete il nemico nel punto debole e lo costringerete alla pace.

Sugli ufficiali di marina. Da noi è la sola nobiltà che comanda la marina; in Inghilterra, chiunque abbia talento. Da noi, dopo 30 anni di pace, gente che non ha mai navigato osa presentarsi al comando: è un gran male che costoro osino. In Inghilterra sono sempre uomini che sono già stati impiegati su navi mercantili.
Il gentiluomo marinaio non si fa alcun vanto della conoscenza del suo mestiere: ecco il peggio. Forse si occuperà di problemi di navigazione; l'arte marinaresca però la disdegna: la sua fortuna noti è legata ad essa e l'anzianità e le protezioni parleranno in sua vece. Egli si ripropone di combattere solo in condizioni di superiorità di forze, o di compensare l'ignoranza cori l'ardimento. Che errore! Questo ardimentoso non sa che la sua ignoranza gli lega le mani. Ne ho visti, ne ho visti di questi ardimentosi cori le mani legate, e li compiangevo. L'ignoranza è la tomba dell'emulazione. Nella marina mercantile un armatore non si sceglierà che un capitano provetto; nella marina reale si suppone che gli ufficiali siano tutti ugualmente abili.
I nostri equipaggi sotto sempre i più numerosi; bisognerebbe di conseguenza andare all'arrembaggio, ma dal tempi di Duguay non si sa più che cosa ciò significhi. Duguay, col suo "Francois" da 40 cannoni, col sistema dell'abbordaggio, catturò città ambulanti. In un combattimento il gran numero nuoce al cannone. E' venir meno al proprio stato non combattere pennone a pennone un nemico con un numero di uomini inferiore di un terzo; ma per eseguire un abbordaggio non basta essere coraggiosi, occorre essere ottimi marinai: lo si può negare? E' poi solo in battaglia che è necessaria all'ufficiale la conoscenza di tutti i settori del mestiere marinaresco? E l'economia degli armamenti, il consumo e la qualità dei materiali, e la conoscenza delle rade ecc.? Tutto ciò che ha a che fare cori l'attrezzatura, gli incidenti ecc., non è forse di sua competenza? Sugli ufficiali esperti i piloti non hanno che un'autorità saltuaria: che l'ufficiale sia in grado di fare a meno dei consigli o di riceverli senza malumore. Dei corsari sono usciti dai nostri porti con 300 uomini di equipaggio fra cui neanche 50 erano uomini di mare. Sì, ma l'abilità di questi ultimi sopperiva a tutto. Disprezzare la conoscenza delle operazioni marinaresche equivale a dire: io sono fatto per comandare, che cosa mi importa se gli ordini sono eseguiti bene o male?
L'ordinanza dice che "i guardiamarina imbarcati serviranno come soldati"; bisognava dire "come marinai": Bart è stato marinaio. In Inghilterra il guardiamarina fa il servizio del marinaio: indica il lavoro e lo esegue; da noi egli ha a terra ogni sorta di capo, in mare non sa niente. Questo giovane ignorerà per tutta la vita le coste: è il governo che vuole così, dando a ufficiali di fortuna il comando delle fregate e delle corvette che hanno il compito di scortare o di incrociare. Si dà poi loro un pilota costiero: non sarebbe meglio che potessero farne a meno?
Si contano 1.200 ufficiali di marina; l'ordinanza ne colloca sei su ogni vascello di primo e di secondo rango, quattro sulle fregate e tre sulle corvette. Vi è di che armate di ufficiali 240 navi che neanche possediamo. Perché allora non se ne danno ai mercantili? Perché costoro sono cattivi ufficiali. E così che la corte favorisce il disprezzo in cui sono tenuti gli ufficiali e non potrebbe fare altrimenti. D'altra parte essa avvilisce gli ufficiali mercantili rifiutando loro la dignità e i gradi che meriterebbero. Che disonore potrebbe recare a un gentiluomo essere associato a un uomo di merito? Che l'ufficiale di marina si metta al servizio del commerciante, se lo ritiene giusto; quanto meno il ministro non abbia a proibirglielo più che a imporglielo. Si passi senza ostacoli da un servizio all'altro. Bisogna riformare il corpo dei piloti di altura e sostituirlo cori un certo numero di sottotenenti di vascello della marina mercantile. Se ne imbarcheranno due su ogni vascello, uno come ispettore nel settore del nostromo, l'altro in quello della navigazione. Che i guardiamarina, sotto la guida di questi ispettori, fungano da allievi ufficiali a bordo dei vascelli. Gli ufficiali di fortuna sono quasi tutti sulle stesse navi: bisogna ripartirli. Non parlo degli incentivi; ne servono dappertutto, ed è lo stesso per i castighi.
Sulla protezione del commercio delle colonie. Non ci si preoccupi: la nobiltà disdegnerà sempre il commercio; e il mercante prediligerà sempre le ricchezze, non fosse altro per ottenere un giorno il diritto di disprezzare il principio della sua promozione. Abbiate una marina, ma la vostra prima cura sia quella di proteggerla. Quando si dichiara che non si darà alcuna scorta alle navi mercantili, è esattamente come lasciarle in balìa del nemico. Questi ne cattura quante ne vuole e poi lo Stato, con la pace, gli porta il resto dei suoi fondi per il riscatto. Ecco ciò che accadrà.
Non sono certo le vostre navi mercantili che hanno rifornito di viveri le colonie. Abbandonate dunque questo pretesto e trattenete questi vascelli nei vostri porti, oppure proteggeteli se escono. Sono i neutrali e i corsari d'America che hanno provveduto alle vostre colonie. Se non disponete di scorte da offrire, sappiatelo almeno per tempo, affinché i vostri avidi commerciatiti costruiscano fregate adatte a ben corseggiare e a difendersi. Se concedete ai neutrali il traffico nelle colonie, vi arriveranno pochi viveri e molte mercanzie secche; finirete così di rovinarle, a meno che il nemico non venga in vostro soccorso gettandosi sui neutrali, come maldestramente ha fatto.
Volete ridare al commercio una qualche attività? Trattenete i bastimenti non adatti a difendersi e a ben corseggiare e fondate una compagnia di assicurazione, di solvibilità non sospetta, garante al 25 per cento sull'andata alle colonie e altrettanto sul ritorno. Volete fare ancora meglio? Date a 12 fregate un solo vascello di scorta. Contate le fregate partite per conto loro, arrivate e ritornate, e giudicate il vantaggio derivante da questa misura che propongo. Ma le nostre navi corsare fatte per avanzare speditamente - si obietterà - sono pur state prese. 11 fatto è che vi è una bella differenza tra colui che va incontro a qualcosa e colui che la evita.
Le forti spese di equipaggio in America sono sufficienti a scoraggiare gli armatori; e poi, non appena i nostri mercantili sono arrivati alle colonie, i marinai disertano. Gli uni si avviano alla navigazione di corsa, gli altri si fanno acquistare a prezzi esorbitanti. Un capitano, al momento della partenza, è costretto a versare a un marinaio fino a 1.000 lire per la sola traversata. Ripubblicate le ordinanze sulla diserzione, aggravate le pene contro la diserzione dal servizio mercantile, punite i corsari che corromperanno questi equipaggi ecc. In America i vascelli del re, se ne hanno bisogno, sottraggono al commercio tutti i marinai. Non vi sono regole a questo proposito e capita spesso che un mercantile, decimato in questo modo, non sia più in grado di salpare. Non si può indebolire troppo l'autorità affidata, quanto più essa si allontana dal centro. E una legge della natura fisica, sempre trasgredita nella natura morale. Questione difficile da valutare: le squadre mandate nelle colonie dal tempo della guerra sono state inviate per proteggere il commercio o per esercitarlo? Qui si dice per proteggerlo, là risulta che è per commerciare. Più la difesa è lontana e il nemico vicino, più la sicurezza deve essere grande. Se si fosse fatto a capo Breton ciò che gli inglesi hanno fatto a Gibilterra, il capo Breton sarebbe da prendere; noti ci volevano che 3.000 uomini, ma facendo in modo che si potesse prenderli solo per fame. Se si devono sostituire continuamente con squadre le fortificazioni, tutto è perduto. Il nemico popolava le sue colonie settentrionali; bisognava popolare la Luisiana e il Canada; e il Canada sarebbe ancora in nostre mani. Quando penso all'unità del nostri coloni e ai continui dissensi fra i coloni nemici, mi domando come abbiamo potuto essere soggiogati; spetta al ministero rispondere, io gli ho indicato la strada. Ancora una volta, siano fortificate a dovere le nostre colonie e sostenute con un commercio protetto, siano indirizzata 60 vascelli di linea contro il commercio dei nostri nemici e si vedranno le conseguenze di questa politica.
Sulle invasioni. 300 leghe di costa da controllare esigono una marina rispettabile. Da Saint-Jean-de-Luz fino a Dunkerque senza marina, tutto resta aperto. Chi difenderà le coste? I vascelli? Abuso, abuso: spetta alle truppe di terra; si armeranno 150.000 uomini per fare economia. Purtuttavia le popolazioni costiere subiranno saccheggi e non ci si preoccuperà di indennizzarle. Si armeranno 150.000 uomini mentre è chiaro che 25 vascelli di linea a Brest e 15,000 uomini in questo presidio sono sufficienti a bloccare ogni cosa, tranne la predilezione per i soldati di terra.
O concittadini, quasi tutte le vostre coste sono difese dalle scogliere; avvicinarsi è difficile e pericoloso: il vostro nemico ha contro tutti i vantaggi della natura e dei luoghi e voi non volete accorgervene. La spedizione delle vostre squadre di concerto e condotte quasi contemporaneamente a Louisbourg nel 1757, le conseguenze che poteva avere questa spedizione non vi indicano da lontano quel che farete quando userete il buon senso e la ragione? E credete che se minacciaste continuamente le coste del nemico (e le teneste in scacco con poca spesa), questi continuerebbe a tenerle? Sarebbe in grado di farlo quand'anche lo volesse? Minacciate le sue coste, non attaccate che il suo commercio, mantenere a Brest una squadra sempre armata, mostrate uomini armati e pronti a far vela, ciò basta: a volte si mette in pratica ciò che era solo una minaccia. La minaccia nelle grandi cose si confonde sempre con il progetto. Alla lunga, o ci si addormenta sui pericoli, o stanchi di vegliare ci si risolve a tutto pur di farli cessare. Se delle navi da carico accrescono l'inquietudine, una volta per tutte abbiatene, e la minima spedizione contro i pinchi di Hull e di Yarmouth ve ne procurerà più di quanto ve ne serva; farete così a meno di quei noli stipulati con privati che vi devono essere costati somme immense. Pensate al terrore seminato nei 1576 su tutte le coste del nemico; eppure, che cosa eravate allora?
Conclusione. Il seguito non è che una ricapitolazione abbreviata di quest'opera cui avremmo rimandato se le vedute dell'autore fossero state pubblicate e se non avessimo temuto che, ridotte a un piccolo numero di esemplari facilmente smarribili, scomparissero nel giro di l0 anni. Qualunque cosa capiti, esse rimarranno conservate su queste pagine.
L'idea dell'incorporazione dei marinai in battaglioni non è nuova. Il re di Danimarca mantiene al suo servizio 10.000 marinai. E' certo che nei viaggi verso i paesi caldi la mortalità è minore che sui vascelli del re nelle campagne di Louisbourg e del Canada, e minore ancora sui vascelli mercantili, qualunque tragitto facciano. Ritengo con l'autore che giovani militi tra i 20 e i 30 anni presterebbero servizio meglio che gli uomini delle classi che si prendono come marinai. Quanto agli ufficiali di amministrazione, l'autore nota solo che bisogna pagare i fornitori in contanti ed essere precisi nel termini di pagamento. Altrimenti vi è necessariamente acquisto a un prezzo superiore di quello corrente.
Perché un capitano, nel corso dell'armamento, non dovrebbe essere totalmente responsabile della sua nave? Perché al disarmo la cura è affidata agli ufficiali di amministrazione o di porto? Perché un vascello non ha in ogni momento un suo capitano, un suo stato maggiore e una ventina di marinai responsabili delle sue condizioni? Perché le navi disarmate sono custodite da coloro che meno sono interessati al loro mantenimento? Appena la chiglia di un vascello è a posto, perché il capitano non viene nominato responsabile dell'impiego delle munizioni, dell'ispezione nel disarmo, delle attrezzature, dei loro annessi ecc.? Perché il magazzino generale non potrebbe fare le consegne contro ricevute emerse da lui? Perché non incoraggiare l'economia con gratificazioni? Allora si vedranno riutilizzare vele e cime scartate. Senza un'amministrazione diversa da quella attuale è inevitabile che si verifichi dissipazione, deperimento e saccheggio. Si crede che il disarmo frequente consenta una grande economia; sì, lo si crede: ma è vero? A questo proposito ne so più di quanto non dica.
Ma se il risanamento della nostra marina sarà sempre un pretesto di guerra per il nemico, io chiedo: si deve o non si deve risanarla? Se si, bisognerà forse risanarla in un periodo di pace che verrà infranto ai suoi primi segni di vita, o proprio in tempo di guerra, quando si dovrà correre ai rimedi?