STIMA
E' il calcolo che fa il pilota della rotta e della distanza percorsa dal vascello.
Poiché la rotta di un vascello, come accade quasi sempre, è obliqua
al meridiano locale, si forma un triangolo rettangolo di cui essa è l'ipotenusa;
gli altri due lati rappresentano il percorso fatto contemporaneamente in longitudine
e in latitudine. La latitudine è nota mediante l'osservazione dell'altezza
di qualche astro. Con la bussola si ricava l'angolo fra la rotta e un lato del
triangolo; la rotta percorsa si ottiene stimando la velocità per un tempo
determinato, da cui si deduce molto facilmente il valore della longitudine.
La difficoltà consiste nella stima della velocità del vascello.
Per conoscerla si getta il solcometro, un pezzo di legno attaccato a un filo
che viene svolto man mano che il vascello si allontana; dato che il mare non
compie alcun movimento in nessuna direzione, il solcometro vi rimane galleggiante
e immobile e diventa un punto fisso in rapporto al quale il vascello ha maggiore
o minore velocità. Ma questa ipotesi cade se ci si trova nella corrente:
allora si rischia di prendere per velocità assoluta quella che è
velocità relativa, la differenza cioè tra la velocità del
solcometro e quella del vascello. Errore pericoloso. Tuttavia, quand'anche si
ottenessero le longitudini con l'osservazione celeste, dato che il ciclo rimane
a volte coperto per diversi giorni, si dovrebbe sempre tornare alla pratica
della stima e del solcometro che rappresenta sempre un procedimento approssimativo.
(Mémories de l'Académie, 1702.). Si veda NAVIGAZIONE ecc.